Cos'hanno in comune un residuo agricolo, un avanzo di legna e una potatura di scarto?
Fino a poco tempo fa, niente. Erano rifiuti.
Oggi sono materia prima per una delle tecnologie di rimozione del carbonio più consolidate che esistano.
Cos'è il biochar e come si produce
Il biochar è un materiale solido ricco di carbonio, ottenuto riscaldando biomassa: residui vegetali, legno, scarti agricoli, letame, in assenza o quasi totale assenza di ossigeno. Il processo si chiama pirolisi.
Non va confuso con la cenere. La cenere è ciò che resta dopo una combustione completa: il carbonio se n'è andato in atmosfera. Il biochar è il solido stabile che si ottiene evitando la combustione, e il carbonio resta dentro. È la differenza che rende possibile tutto il resto.
Durante la conversione, parte della CO₂ che la pianta ha assorbito crescendo viene intrappolata in forma stabile. Se il materiale viene incorporato nel suolo, quel carbonio può restare sequestrato per centinaia, anche migliaia di anni.
Allo stesso tempo, il biochar migliora la fertilità del terreno: aumenta la ritenzione idrica, la disponibilità di nutrienti, l'attività microbica.
Due funzioni in un solo materiale : sequestro di carbonio e rigenerazione agricola.
Quanto pesa davvero: i numeri
L'IPCC riconosce il biochar tra le tecnologie carbon negative dal 2018.
Sul potenziale globale, però, la scienza non parla con una voce sola. Una sintesi di 19 studi pubblicata nel 2025 su Communications Earth & Environment mostra stime che vanno da 0,03 a 11 Pg di CO₂ equivalente all'anno: una divergenza enorme, dovuta a differenze di scopo, definizioni e assunzioni sulla biomassa disponibile. Molte analisi, notano gli autori, si appoggiano a un unico studio ormai datato.
Le valutazioni indipendenti più recenti convergono su un intervallo più stretto: 2,6-10,3 Pg di CO₂ equivalente all'anno. Resta un range ampio, ma la conclusione della sintesi è netta: l'evidenza di un contributo su scala gigatonnellata è solida.
Dalla teoria alla pratica, il dato è più asciutto e più eloquente: nel 2024 il biochar ha rappresentato l'86% di tutte le consegne di carbon removal durevole a livello globale (83% nel cumulato 2020-2024 ). Non il più promettente; il più consegnato.
Il biochar nel regolamento europeo CRCF
Da dicembre 2024 l'Unione Europea ha istituito il Carbon Removals and Carbon Farming Regulation, Regolamento (UE) 2024/3012, noto come CRCF.
È il primo quadro normativo volontario paneuropeo per certificare crediti da rimozione di CO₂, agricoltura carbonica e stoccaggio in prodotti. Il biochar è formalmente riconosciuto come tecnologia di rimozione permanente, a condizione che rispetti quattro criteri: quantificazione, addizionalità, permanenza, sostenibilità.
Nel febbraio 2026 la Commissione ha adottato le prime metodologie attuative. Significa che un produttore può oggi generare crediti certificati secondo uno standard europeo riconosciuto: non più un mercato informale, ma un sistema regolato e verificabile.
Non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra un sottoprodotto e un asset climatico.
Il dato che spiega tutto: due mercati, stesso materiale
Qui la storia diventa interessante.
Il mercato del biochar come materiale valeva circa 196 milioni di dollari nel 2024 ed è proiettato verso i 277 milioni entro il 2031. Crescita solida, ma ordinaria: poco più del 5% l'anno.
Il mercato dei crediti di carbonio da biochar valeva 181,5 milioni di dollari nel 2024. Nel 2022 valeva 14,6 milioni. Un tasso di crescita annuo composto del 131,6%.
Due misure costruite diversamente, ricavi da prodotto contro volume contrattato, quindi non sovrapponibili in senso stretto. Ma l'ordine di grandezza è lo stesso, e il confronto dice una cosa precisa: oggi il carbonio contenuto nel biochar vale quanto il biochar stesso, e cresce venticinque volte più in fretta.
Lo stesso materiale genera due ricavi: uno per quello che fa al suolo, uno per quello che toglie all'atmosfera.
Perché la qualità conta più del volume
I crediti da biochar quotano intorno a €125-145 per tonnellata di CO₂ sull'indice CORCCHAR di Nasdaq/Puro.earth: circa 3-5 volte i crediti da semplice avoidance.
Il premio si paga per una ragione precisa. Un credito da biochar rimuove carbonio in modo durevole, verificabile da terze parti, con basso rischio di reversal. Non promette di evitare emissioni future: toglie CO₂ ora e la blocca in forma stabile, facendolo in fretta : un progetto biochar può generare crediti entro sei mesi.
È anche il motivo per cui Microsoft, Google, Swiss Re e JPMorgan sono tra i principali acquirenti. Per Swiss Re, il biochar rappresenta la quasi totalità del portafoglio di rimozione durevole.
In un mercato dove gran parte dei crediti volontari è di bassa qualità, questa è la distinzione che vale.
Lo scarto di ieri, la risorsa di domani
Il biochar cambia un'equazione vecchia quanto l'agricoltura: cosa fare degli scarti.
Un residuo che prima non aveva valore oggi può averne tre. Per il terreno, per il clima, per chi lo produce. Non come slogan, ma come modello economico legato a un mercato regolato e misurabile.
Non si dichiara, si misura.