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Zambia 2030: il paese che ha trasformato la crisi climatica in una legge

C'è un paese in Africa che ha smesso di limitarsi alle dichiarazioni di intenti.

Non un comunicato d'effetto alla COP. Una strategia nazionale, una legge che regola i mercati del carbonio nei minimi dettagli, e un target di riduzione delle emissioni vincolante.
Lo Zambia sta dimostrando come l'emergenza climatica possa diventare un asset economico, partendo proprio da dove il problema è più grande: l'uso del suolo.

Con la sua terza Nationally Determined Contribution (NDC 3.0), sottomessa all'UNFCCC nell'ottobre 2025, lo Zambia ha aggiornato i target climatici fissati nel 2021. I numeri:

  • -25% di emissioni GHG entro il 2030, in modo incondizionato.

  • Fino a -47% se arriva supporto internazionale aggiuntivo (capitali, tecnologia, mercati).

Entrambi i target sono calcolati rispetto allo scenario business-as-usual, con base 2010.

Il vero nodo: il 73% delle emissioni viene dalla deforestazione

In Zambia l'industria pesante non è la fonte principale di emissioni. Il vero nodo è l'uso del suolo: secondo i dati del Green Climate Fund, la deforestazione genera da sola il 73% delle emissioni totali del paese.

Non dall'industria. Non dai trasporti.
Dalla foresta che sparisce, tagliata soprattutto per produrre carbone vegetale, ancora oggi la principale fonte di energia domestica per milioni di famiglie rurali.

Qualsiasi piano climatico serio per lo Zambia deve partire da lì. Il paese ha circa 49 milioni di ettari di foresta - oltre il 60% del territorio nazionale - e contribuisce a circa il 6% dell'output complessivo di carbon credit del continente africano. La domanda non è se lo Zambia ha le risorse per agire. È se ha la struttura per farlo davvero.

Una legge per regolare i mercati del carbonio

Nel dicembre 2024, lo Zambia ha approvato il Green Economy and Climate Change Act (Atto n. 18 del 2024), diventando uno dei primi paesi africani a normare per legge i mercati del carbonio.

La norma:

  • istituisce il Green Economy and Climate Change Fund;

  • regola per la prima volta il mercato nazionale del carbonio, inclusa la registrazione dei verificatori indipendenti;

  • recepisce formalmente l'Accordo di Parigi nell'ordinamento giuridico zambiano.

Avere una cornice legale che stabilisce chi può generare crediti, come vengono verificati e come si distribuiscono i benefici alle comunità è una differenza concreta in un settore dove l'opacità ha già fatto danni a livello globale.

La strategia che precede la legge: quattro pilastri

Otto mesi prima della legge, nell'aprile 2024, il governo aveva già lanciato la National Green Growth Strategy 2024-2030, il framework che oggi la legge rende operativo e vincolante.

La strategia si regge su quattro pilastri:

  1. Crescita resiliente e a basse emissioni - transizione energetica, efficienza, riduzione della dipendenza dal carbone vegetale nelle aree rurali.

  2. Efficienza delle risorse - gestione sostenibile di acqua, suolo e biodiversità, con un focus sui sistemi agricoli che interagiscono con le foreste.

  3. Valorizzazione del capitale naturale - carbon market, pagamenti per servizi ecosistemici, turismo naturalistico. La foresta smette di essere un costo da proteggere e diventa un asset da valorizzare.

  4. Inclusione - accesso equo ai benefici della transizione verde, con un focus su comunità rurali, donne e giovani. Senza questo pilastro, la green economy zambiana rischierebbe di replicare lo schema dei cicli estrattivi precedenti: benefici concentrati, costi distribuiti.

Secondo l'UNDP Climate Promise, lo Zambia è oggi uno dei paesi africani con il percorso di implementazione NDC più avanzato - non solo per ambizione dichiarata, ma per struttura operativa reale.

Perché conta oltre lo Zambia

Lo Zambia non è un modello perfetto né concluso. È un cantiere aperto, con tutte le incoerenze che un cantiere comporta. Ma in un continente dove la finanza climatica internazionale arriva spesso senza trovare strutture locali capaci di assorbirla, lo Zambia sta costruendo quelle strutture dall'interno: prima una strategia, poi una legge, poi un mercato regolato. In quest'ordine.

È in questo stesso paese, negli stessi territori dove la deforestazione genera il 73% delle emissioni, che lavoriamo: con progetti di rigenerazione forestale e filiere alternative al carbone vegetale, come l'apicoltura. Il quadro normativo che lo Zambia si sta dando non è uno sfondo: è la condizione che rende possibile, e misurabile, quello che facciamo sul campo.

Insieme, sviluppiamo progetti ad alto impatto basati sullo sviluppo sociale delle comunità locali e sulla rigenerazione ambientale.

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